
La megalomania politica e le guerre del Novecento hanno reso Berlino sia un campo di battaglia che – conseguenza della distruzione di interi quartieri – un “campo giochi” per architetti all’avanguardia: il Bauhaus, gli stili delle dittature nazista e socialista, l’International Style del dopoguerra e il Postmodernismo di fine secolo hanno, nel loro insieme, dato l’impronta a una città in continua trasformazione. Il nostro percorso architettonico comunque non mette a confronto i palazzi che i vari sistemi politici hanno eretto per rappresentare il proprio potere; ne sono rimasti pochi e sono inclusi nell’itinerario indispensabile. L’architettonico vorrebbe offrire invece un approccio “bottom-up” alla storia di Berlino e farvi conoscere tre quartieri residenziali interamente progettati a tavolino in epoche diverse:
- il quartiere “Hansaviertel,” esempio di International Style, costruito a Berlino Ovest negli anni Cinquanta da architetti come Alvar Aalto, Walter Gropius e Oscar Niemeyer;
- il quartiere di “viale Karl Marx”, originariamente “viale Stalin”, un esempio di architettura socialista eretto nell’immediato dopoguerra a Berlino Est, adiacente ad Alexanderplatz;
- e il quartiere Potsdamer Platz, progettato e realizzato dopo la riunificazione del 1990 in stile postmoderno con l’essenziale contributo dell’architetto italiano Renzo Piano, situato su un terreno una volta deserto e attraversato dal Muro durante gli anni della divisione politica di Berlino.
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